Oggi a Londra
Giornata uggiosa, ma fra poco usciro’ con Monica per uno stupendo High Tea al Lanesborough Hotel, vicino ad Hyde Park Corner – un lusso di altri tempi, con i sándwich al cetriolo gli scones la clotted cream… poi a passeggio e stasera ancora cinema – faccio scorpacciata di anteprime! domani bruch ad Hampton Court, assieme a Regina, la strordinaria amica tedesca di Monica - ma questa e’ un’altra storia ed andra’ raccontata un’altra volta…
Il viaggio della mia vita!
Tutto quello che posso pubblicare mentre sono in giro per il mondo
Saturday, January 25, 2003
Compleanno
Continui bip del telefono rianimato, SMS a raffica telefonate, mail. E’ bello ritrovare tutte le persone care che si ricordano di me – ho fatto un elenco per ringraziare tutti e sono certa che dimentichero’ qualcuno… vado a braccio:
Donatella
Riccardo
Cosimo e Chiara
Robi
Elena la sorellina
Grazia
Cinzia
Cristina
Chiara T.
Annamaria (quante volte!)
Monica
Patrizia mia sorella
Ba
Mauro (che ha barato e me li ha fatti un giorno prima per essere il primo)
Paolo P.
Elisabetta
La Mamma
La Zia Wanda
Rosy e Olindo
Fabio
Paolo M.
Chiara D.M.
Gianfranco
Silvia Igor Giacomo e… Costanza?
Moira
Giusy
Essam
Manu
Rosa mia cognata
Judith
Paola
Carmen
Kurt
Lou
Rossana
Fumi
Claudia
Laurent
Azza la mia sorellina egiziana
La giornata del mio compleanno e’ stata certamente tutt’altro che glamorous… l’ho passata parlando con Monica che mi ospita nella sua bella casa feng shui a Twickenham… bevendo the per coccolare il mio stomaco strapazzato dalla dieta United, parlando di aspirazioni e di progetti di vita. Ho dormito sul divano e Monica mi ha lasciato riposare… siamo uscite la sera per andare al cinema nel West End (“Chicago” a Leicester Square… merita!), per vagabondare un po’ nella tiepida Londra, in un venerdi’ sera pieno di gente che esce e tira tardi.
Niente di speciale, detto cosi’, ma e’ Monica che mi rende speciale il mio fine settimana qui.
La mia Londra
Non e’ solo questione di Vecchio Continente, Londra e’ aria di casa per me. Il mio primo viaggio da sola, compiuti i diciotto anni… tanti anni di risparmi per venire nella citta’ dei miei sogni – non l’ho piu’ lasciata, anzi, mi rimane il rimpianto di non aver creduto dall’inizio che sarei poluta venire a vivere e a lavorare qui. Quando mi sono resa conto che era del tutto realizzabile, ormai stavo facendo cose interessanti in Italia che non mi andava di lasciare. Dopo ventidue anni la guardo ancora con gli stessi occhi stellati, ne sono innamorata forse in un modo diverso, ma certamente innamorata sono. Amo la Londra vittoriana, mi emoziono ancora nei suoi musei, adoro le Food Halls di Fortnum &Mason’s, mi perdo ancora nelle librerie di Charing Cross, attraverso il Tamigi sul ponte pedonale di Waterloo sciogliendomi nella contemplazione del panorama, impazzisco per Docklands, ammiro i parchi in tutte le stagioni… mi inebrio dell’accento della gente di qui – dopo settimane di inglese “coloniale” e’ stupendo riesentire le adorabili montagne russe dell’intonazione BBC. In pochi luoghi mi sento al mio posto come a Londra.
Dei luoghi alieni.
Per il mio compleanno, Monica mi ha regalato un libro: “Trieste and the meaning of nowhere” – lei sa bene quanto Trieste significhi per me, professionalmente e personalmente, e gia’ da tempo le ho promesso una gita laggiu’… e cosi’ mi fermo a pensare ai luoghi che considero miei o che vorrei lo fossero.
Bologna e’ senz’altro il principio di tutto – non credo potrei piu’ tornarci, certamente non facendo il mestiere che faccio, che e’ stato quello che mi ha portato via in primo luogo… ma Bologna e’ comunque casa, home, heimat, il luogo dove sarei voluta rimanere se non avessi scelto di dare priorita’ alla mia professione. E’ il luogo della mia famiglia – ma non so se potra’ tornare ad essere il mio.
Di Londra non parlo piu’ – di rimpianti ho gia’ scritto abbastanza.
Trieste e’ un posto importante, per me… anche se non so quanto a lungo ci tornero’, e’ legata a tanti momenti “speciali” che rimangono nella mia memoria e che mi perseguitano un po’ – capita, nei progetti un po’ tormentati – ma sono talmente tanti che non riesco a distaccarmene. Il tempo mi aiutera’ e mi rimarra’ solo il ricordo nitidíssimo della piazza del molo del mare.
Il mare deve essere anche il protagonista della mia próssima casa – e gia’ penso al mio progetto Liguria – per conquistarmi quella vista strepitosa sulle montagne e sul mare che solo li’ sono riuscita a trovare… Ah, accidenti alla prima volta che ho visto Portofino! in quali pasticci mi sono infilata! come si fa ad abitare a Legnano con tanta bellezza a un’ora da Milano? ma come dicevo – basta attrezzarsi e non esiste desiderio che non si possa realizzare.
Manhattan prima di partire
Ultimo giorno a New York… l’aereo e’ alle sette di sera, ma con la famosa paranoia degli Americani ho deciso che partiro’ ben per tempo, quindi mi concentro su come occupare giusto la mattina. E’ il giorno piu’ freddo della settimana – ancora cielo limpido sole splendente tombini che fumano. Non riesco a decidermi, la giornata e’ cosi’ bella che pare un peccato chiudersi in un museo – vagabondo per il Rockfeller Center: sul ghiaccio volteggiano solo gli istruttori, non ci sono pazzi che pattinano nel gelo delle dieci del mattino. Anche qui, atmosfera cinematografica – grande musica swing, la pista vuota, il vapore che sale dalla fontana ad avvolgere la statua dorata di Prometeo, i grattacieli intorno, sembrerebbe davvero un set per qualche commedia romantica. Giro svogliata per Saks Fifth Avenue, ma non ci sono grandi magazzíni eccitanti… Giorgio e Gucci ovunque. Curioso per il negozio dell’NBC – e’ proprio accanto al Rockfeller Center, come gli studi televisivi : la mattina c’e’ un breve collegamento in diretta (che io vedo a letto, sepolta sotto le coperte), fan con i cartelli sfidano il freddo per farsi riprendere accanto ai conduttori imbacuccati, ognuno cerca i suoi cinque secondi di popolarita’. Il senso di colpa mi attanaglia… ultima chance di vedere il Metropolitan Museum e io vagabondo per i negozi della Quinta ? Resisto poco, alle undici e mezza sono nell’atrio del Museo. Beh, lo scrigno delle meraviglie… curioso come anche i reperti greci ed egiziani sembrino nuovi, come lucidati di fresco… che anche i restauratori americani cedano a questo gusto cinematografico che permea la citta’? La quantita’ ma soprattutto la qualita’ dei reperti e’ straordinaria. Mi sento sciocca a visitare la sezione egizia, ma qui e’ stato ricostruito un intero tempio, quello di Dendera, donato dall’Egitto agli USA per gratitudine: per la diga di Assuan quanti debiti di riconoscenza si sono pagati in natura, mi domando?
Il mio obiettivo primario e’ la sezione della pittura europea – dal Rinascimento all’arte moderna - sale e sale di tesori… se da un lato inorgoglisce vedere nomi italiani, come fai a non infuriarti con chi ha lasciato scappare capolavori cosi’? Il settore degli impressionisti e’ ricchissimo: Monet, Gaugin, Cezanne, tantíssimo straordinario Van Gogh. Giro fra le sale concentrandomi solo su cio’ che mi colpisce, e gia’ con questa forma estrema di selezione non riesco ad uscire prima di due ore e mezzo dopo.
Aria di casa
Di sala in sala, mi faccio guidare dall’istinto… verifico il cartellino solo quando riconosco una mano nota… i colli innaturali di Filippo Lippi (che li ha trasferiti a Botticelli), i grandi ritratti di Van Dyck, i volti severi di Cranach… e’ bello anche tirare un po’ ad indovinare, ma… uno dopo l’altro mi faccio avvicinare da Guido Reni, dai Carracci, da Francesco Francia (ferrarese, ma certo piu’ di casa di un fiorentino…). Passo alle arti decorative, mi faccio chiamare da un intero coro intarsiato ricostruito in una piccola sala: da dove verra’, da dove l’avranno rubato? – da un castello francese, ma chi l’ha fatto? la scuola bolognese del coro di San Domenico… quante volte l’ho ammirato quel coro, nei minuti prima di entrare a scuola, quando si cercava rifugio al freddo nella chiesa accanto: una meraviglia di legni colorati di disegni ingegnosi di prospettive lignee… ed ora la stessa mano mi balza agli occhi, mille miglia nel tempo e nello spazio. Casa… ritrovarla un po’ nelle boutiques di Bruno Magli e di Testoni sulla Quinta, nelle pubblicita’ IBM di Ducati e di Furla sui cartelli ad Heathrow… Bologna rules!
American cuisine
Ultimo pasto a NYC. Un “deli”, come lo chiamano qui, fra Park Avenue e la Madison. Un bagel e un pastrami sándwich, la quintessenza del mangiar comune fuori casa… il bagel e’ un panino dolce, lo prendo farcito di cream cheese. Il pastrami sándwich arriva carico di arrosto di tacchino crauti salsa chissa’ che altro… ne mangio meta’ e sono sazia fino al próssimo Capodanno.
Wednesday, January 22, 2003
Accelerando
E cosi’ sono nella volata finale prima del 24 gennaio – compiro’ gli anni alle 7,15, meridiano di Bologna… se sopravvivo, ovviamente!
Posso dire che fin qui, tutto bene! Avro’ molto ancora da pensare e da scrivere, anche quando saro’ di nuovo in Italia.
Comunque, fare il giro del mondo si puo’: basta risparmiare un po’ ed avere un certo spirito di adattamento. Il fatto che io parli o parlicchi quattro lingue ha aiutato (buffo: quella che parlo meglio mi e’ servita a poco o a nulla, quella che parlo peggio mi ha fatto trovare un amico a Bali!), ma non e’ stato decisivo – a parte due chiacchiere sulla spiaggia con una coppia di Francoforte, anche il mio tedesco non mi ha portato molto in la’… Ragazzi, l’inglese e’ tutto! Non c’e’ niente da fare, il fatto di parlarlo, leggerlo e scriverlo mi ha reso tutto molto semplice – tutti mi dicevano: Sei Italiana? Non si direbbe, parli inglese molto bene… e questa la dice lunga delle abitudini viaggiatorie dei nostri compatrioti!
Le cose piu’ strepitose del viaggio? Faro’ una lista, ci devo pensare con un po’ di prospettiva.
Rimango sempre colpita dal notare quanto poco occorra per sentirsi a casa propria ovunque – ok, I miei hotel non erano bettole, ma alla fine serve soprattutto un luogo pulito e sicuro dove ricaricarsi a fine giornata… e, a parte I capricci e qualche minimo souvenir, non occorre neanche un patrimonio di pocket money. Quindi, che cosa vi trattiene? Io so solo che la sera prima di partire non capivo piu’ nulla – panico totale, timore di dimenticare qualcosa di fondamentale, paura di tutto! Poi e’ bastato salire sul primo aereo ed e’ passato… penso che rifaro’ qualcosa del genere prima o poi… certamente prima dei cinquanta!
A Londra ritrovero’ degli amici, ma fino ad ora non sono mai stata sola, grazie a tutti quelli che mi hanno scritto, telefonato o SMSato. Grazie mille, siete stati la componente fondamentale della festa! E vedremo di organizzarci al mio ritorno!
Uptown Girl
Tempo di bilanci, quindi?
Al West Side proletario e reminescente dell’immigrazione preferisco la stagionata plutocrazia dell’East Side: Times Square e’ un’accozzaglia di cartelloni schiamazzanti, molto meglio la classe della Quinta Avenue.
Diciamo che mi e’ piaciuto mangiare un donut con il caffe’, acquistato in uno dei carretti all’angolo delle strade – 1$ per tante calorie – ma vado pazza per il mio accappatoio bianco con lo stemma dorato del Waldorf Astoria sul petto…
Oggi Little Italy e Chinatown – piu’ per dovere di cronaca che altro: una lunga teoria di pizzerie non e’ poi cosi’ eccitante – e nell’anatra alla campagnola ci hanno lasciato le ossa, maledetti musi gialli (peraltro questo bell’internet café’ estremamente bello ed economico e’ gestito da loro…). Domani penso che mi rifugero’ o al Metropolitan Museum (temo un po’ una delusione) o da Macy’s (Bloomingdale’s e’ un po’ proletario, se paragonato a Bergdorf Goodman – una grande magazzino quieto e distinto, ovviamente strapieno di firme italiane…)
A parte cio’, avendo Montenapo (o la Galleria Cavour) a portata di mano, qui di sorprendente c’e’ ben poco. D&G ovunque, Fendi come se piovesse, Armani in tutte le forme… insomma, ci siamo solo noi!
Ultimo giorno completo a NYC: sempre piu’ freddo – temperatura da Riviera d’inverno, ma in Farenheit! Il primo giorno ho anche assistito ad una nevicata lampo – splendeva il sole, ma la neve turbinava ovunque: molto cinematografico, durata tre minuti esatti. Per il resto il sereno e il gelo perdurano, domani e’ prevista una massima di 17 ed una minima di 9 (Farenheit! Fatevi fare la conversione da Christian Dior!)
La donna che visse due volte
Rifletto un attimo su quanto e’ stato strano il mio 19 gennaio: come dovro’ conteggiarlo, nella mia vita? Sono partita al pomeriggio da Auckland e sono arrivata alla mattina dello stesso giorno a Los Angeles. Meraviglie della Linea del Cambio di Data. Fa impressione – ed e’ difficile farlo capire al datario dell’orologio, dannazione! Phileas Fogg ci ha vinto la sua scommessa, con questo scherzo…
America e tutti gli altri
Bandiere ovunque, di tutte le dimensioni: e passi… quello che passa molto meno e’ il martellamento ossessivo di tutte le reti televisive riguardo alla Guerra. Iraq Countdown, si chiama una rubrica giornalistica. Ogni telegiornale non parla delle possibilita’ di pace, ma solo ed esclusivamente della Guerra imminente – sembra che gli unici coglioni che ci credono ancora, in una soluzione diversa, siamo noi europei. Alla premiazione dei Golden Globe, quel mattacchione di Pedro Almodovar ha vinto (ancora!) e nel suo discorsetto di ringraziamento e’ stato l’unico ad augurarsi la pace – applausi moderati, mai piu’ rivisto in nessun telegiornale, al contrario di Sharon Stone, che ha gigioneggiato con Richard Gere, o di Kim Cattrall (la Samantha di Sex and the City) che ha confessato di aver perso il conto degli uomini con cui e’ dovuta andare a letto per vincere il premio…
E allora, che cosa ho fatto io, nel mio piccolo? Oggi ho visitato la sede dell’ONU. Piu’ che turismo, una testimonianza.
Le visite guidate portano in giro per le grandi sale – ed e’ stato commovente vedere dove il Consiglio di Sicurezza si riunisce – anche se visitare una sala vuota non ha dato l’impressione di un grande impegno sul pezzo… Una esperienza forte comunque – anche perche’ (sara’ un’impressione?) si coglie davvero l’estraeneita’ (piu’ che la extraterritorialita’) delle Nazioni Unite rispetto a New York. Se Rockfeller Jr. non avesse avuto questa idea balzana di regalare un pezzo inestimabile di terreno a questi rompicoglioni di Caschi Blu… la sede centrale dell’ONU sorgerebbe a Parigi o a Toronto o chissa’ dove.
New York, New York
A parte la temperatura, che metterebbe alla prova chiunque (ed io sono gia’ raffreddata, ma vado in giro vestita a cipolla, con il berretto di pelo, I guanti di lana e la sciarpa sul naso), la citta’ mi piace.
Ma non per la sua ipermodernita’ (cosa che mi aveva colpito a Seoul), bensi’ per quanto di Art Deco’ emerge ovunque. Le espressioni piu’ eleganti risalgono tutte alla fine del XIX secolo o all’inizio del XX: I fregi del Rockfeller Center, il Chrysler Building, le fontane e le scalinate di Central Park. Posso dire un’eresia? Architettonicamente parlando, con le Twin Towers non si e’ perso granche’. Certo e’ che la skyline da Staten Island e’ stranamente irriconoscibile ora, anche per me che non avevo mai visto NYC prima di oggi. Ma d’altra parte tutto qui e’ familiare per qualche motivo: il Ponte di Brooklyn (per le cicche), Tiffany’s (ma non sono entrata, perche’ prima dei 40 I diamanti fanno cafone), l’Empire State Building (da King Kong a Una strega a New York etc etc etc).
Questa e’ una citta’ che impone di essere fotografata, anche se certi aspetti che le guide considerano pittoreschi io li trovo un po’ triti, a causa di una certa somiglianza all’Inghilterra o all’Europa in generale.
Il primo giorno ho camminato come una pazza, dal Waldorf Astoria (una vera favola, la mia stanza da bagno un tripudio di marmi e di asciugamani bianchi, il letto una piazza d’armi, quattro guanciali e due cuscini, un fax e un collegamento internet di m…) fino all’Empire State Building (sono salita in cima, per ricordarmi della bora), fino al Greenwich Village, fino a Ground Zero.
E’ in apparenza un grande cantiere, se non fosse per I fiori ed I messaggi che sono ancora appesi da un lato. Tutto lo spiazzo e’ soleggiato, sembra tutto normale – poi ci si accorge dei palazzi intorno, ancora coperti da sudari neri – come se Christo si fosse prodotto in un’opera luttuosa per NYC. Molti di quegli edifici sono inagibili e forse non lo saranno mai piu’.
Piu’ che notare il vuoto di oggi, si rileva l’imponenza intrusiva di ieri. Le Twin Towers erano semplicemente fuori scala ripetto a tutto il resto di NY, che, liberatasi dei due mostri degli anni ’70, ha ritrovato la sua skyline punteggiata dei gioielli di inizio ‘900.
Quello che trovo stranamente commovente, qui, e’ ben altro: sono I pompieri, che passano a sirene spiegate con I loro mezzi rosso e cromo. Li vedi sporgersi dai finestrini per chiedere strada e hanno tutti uno sguardo tristissimo – sono I sopravvissuti di una popolazione decimata.
Per la cultura qui butta malissimo. Il Guggenheim era semivuoto ed in allestimento, il MOMA e’ stato trasferito a Queens ed e’ chiuso proprio il martedi’ ed il mercoledi’. Che mi resta? Beh, la citta’ e’ uno spettacolo di per se’: intanto e’ inevitabile notare che qui non e’ mai passata una Guerra – e questo ha consentito non solo la conservazione di tanti edifici Art Deco’, ma anche la stratificazione del lusso e della ricchezza.. Citta’ ricche ne ho viste tante, ma mai con queste concrezioni di estremo benessere, di spreco ostentato. Qui sono passate le generazioni dei Rockfeller, dei Vanderbilt, Trump ha battezzato grattacieli ovunque, le stretch limousines percorrono la 5th Avenue, di boutique in boutique. A Londra non c’e’ la stessa ostentazione, forse la differenza e’ tutta nell’understatement britannico, che io adoro.
Qui ci sono atri decorati come gallerie d’arte, che rivaleggiano con I musei.
Le stazioni della Subway, invece, sembrano invisibili: vanno scovate e non sempre ti permettono di entrare e di scegliere la direzione: ci sono “ingressi” a senso unico: o Downtown o Uptown. Vero e’ che a NYC non ci si puo’ perdere. Con la numerazione delle Sreets e delle Avenues l’orientamento e cosa banale (come a Genova, finche’ vedi il mare!): gia’ ci si inquieta un po’ per Broadway, cosi’ obliqua, che consente peraltro l’esitenza di follie come il Flatiron – un grattacielo triangolare, come un ferro da stiro, appunto (come il Bitone, per chi lo conosce).
Guardarsi attorno e’ comunque un grande piacere: si vedono I sorprendenti pinnacoli gotici di alcuni grattacieli, alcuni sono sottili come aghi, altri come l’ex PAN AM (ora Met Life) destinati a fare da sfondo indistinto ai tetti verderame della Grand Central Station (un tempio delle ferrovie degno di rivaleggiare con la Stazione Centrale di Milano… una delle poche cose belle di laggiu’, assieme al Grattacielo Pirelli… e non ricordo altro.)
La Statua della Liberta’? le sono passata davanti due volte, con il traghetto (gratuito, sorprendentemente) per Staten Island. Beh, la Signora in Verde mi pare pesantemente sopravvalutata.
Tuesday, January 21, 2003
veramente avventuroso questo colleamento via tv dalla
mia stanza! Ho gia' perso un po' di lavoro, ma ormai
sono rassegnata. la tastiera perde le lettere, e' un
vero disastro, e me l'hanno pure sostituita. Vorrei
fare giusto la cronaca dell'ultima mattina ad
Auckland... sole splendido, tutti al porto, e'
domenica: turisti, artisti di strada, locali a
passeggio. Qundo Alinghi esce al porto, 4 svizzeri in
alta uniforme suonano i lunghi corni alpini... un
suono struggente, ben diverso dalla disco music che
accompagna Oracle. Tifosi svizzeri suonano i
campancci, tanto per completare l'immagine bucolica.
Il podio per la premiazione e' gia' pronto... manca
solo l'utimo risultato. Questo l'ho appreso seduta in
aereo.. un ritardo di un'ora e mezzo ha reso la mia
connessione a Los Angeles un vero batticuore... a
causa della vera paranoia per la sicurezza degli
Americani. Ma alla fine tutto e' andato liscio e sono
qui a litigare con il collegamento internet del
Waldorf Astoria.
Certo che mi manca il clima di Auckland... qui siamo
sottozero, anche se il cielo e' limpidissimo

